FOCUS

TASSAZIONE E NORME ANTIRICICLAGGIO

Una recente importante novità dell’ordinamento nazionale è costituita dal Decreto Legislativo n. 90 del 25 maggio 2017 (di recepimento della IV Direttiva UE in materia di antiriciclaggio n.2015/849), pubblicato sulla G U 140 del 19 giugno 2017 ed entrato in vigore il successivo 4 luglio.

Il decreto citato, nel riscrivere integralmente il DLgs. n.231/2007 costituente la “norma base” della materia, ha introdotto nel nostro Paese disposizioni comunitarie volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.

I destinatari della normativa antiriciclaggio sono le persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario e i professionisti tenuti all’osservanza di specifici obblighi di verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) che provvede alla relativa analisi.

L’approfondimento delle segnalazioni è effettuato dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza.

Con il nuovo decreto viene introdotto un ruolo più attivo dei c.d. organismi di autoregolamentazione (cioè gli ordini professionali), i quali anche per il tramite delle loro articolazioni territoriali e dei consigli di disciplina, dovranno, in particolare: i) promuovere e controllare l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio da parte dei professionisti loro iscritti; ii) individuare requisiti dimensionali e organizzativi in base ai quali i professionisti adottano specifici presidi, controlli e procedure per la valutazione e la gestione del rischio; iii) essere responsabili della formazione e aggiornamento dei propri iscritti in materia di antiriciclaggio; iv) applicare sanzioni disciplinari in caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche, ovvero plurime e comunicare annualmente al MEF i dati sui procedimenti disciplinari avviati/conclusi

E’ stata anche ampliata la platea dei soggetti qualificati come “persone politicamente esposte” nei confronti delle quali devono essere effettuati controlli più approfonditi e; tra le novità introdotte, figura il riordino delle sanzioni amministrative, attraverso un sistema di misure graduato in funzione della gravità delle violazioni: viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (sul punto si segnale il contenuto della Circolare DT 54071 del 6 luglio 2017 diramata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per impartire ai propri uffici centrali e periferici specifiche istruzioni per la gestione del procedimento di applicazione delle nuove sanzioni).

Il decreto 90/2017 istituisce il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e Trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle Autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

E’ prevista altresì la centralizzazione, in un’apposita Sezione del Registro delle Imprese, delle informazioni sulla titolarità effettiva dei Trust produttivi di effetti fiscali.

Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario.

 

Quello però che in questa sede ci interessa sottolineare è il tema della utilizzabilità ai fini fiscali degli elementi acquisiti nel corso di attività investigative antiriciclaggio.

Sotto la vigenza della precedente formulazione del DLgs 231/2007 (artt 9, comma 1,:“Tutte le informazioni in possesso della UIF, delle Autorità di vigilanza di settore, delle Amministrazioni interessate, degli ordini professionali e degli altri organi di cui all’articolo 8, relative all’attuazione del presente decreto, sono coperte dal segreto d’ufficio anche nei confronti della Pubblica Amministrazione. Sono fatti salvi i casi di comunicazione espressamente previsti dalla legislazione vigente. Il segreto non può essere opposto all’Autorità Giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente; e 36, comma 6 : “I dati e le informazioni registrate ai sensi delle norme di cui al presente Capo sono utilizzabili ai fini fiscali secondo le disposizioni vigenti”) e anche tenuto conto della previsione dell’art. 36 DPR 600/1973 (Comunicazione di violazioni tributarie), non poteva ritenersi realizzata la piena osmosi informativa tra i due comparti.

Nel rispetto degli standard internazionali nel frattempo affermatisi (in particolare, Raccomandazione Gruppo Azione Finanziaria Internazionale- GAFI – edizione febbraio 2012) e concernenti la specifica rilevanza dei profili di contiguità tra evasione fiscale e riciclaggio, la nuova norma entrata di recente in vigore supera ogni possibile dubbio residuo sancendo esplicitamente che “..i dati e le informazioni acquisite nell’ambito delle attività svolte…..sono utilizzabili ai fini fiscali, secondo le disposizioni vigenti”.

In concreto, pertanto, la riforma ha determinato un essenziale ampliamento del campo di azione dell’Amministrazione Finanziaria, e della Guardia di Finanza in particolare, consentendo l’utilizzazione fiscale diretta di tutte le informazioni acquisite nel corso delle ispezioni e controlli antiriciclaggio, compresi gli approfondimenti investigativi delle segnalazioni di operazioni sospette senza che sia necessaria l’attivazione ulteriore delle potestà ispettive previste dalle norme fiscali (DPR 600/1973 e DPR 633/1972).

E’ bene peraltro rendere nota la posizione assunta da qualificati commentatori secondo i quali l’interazione tra procedura antiriciclaggio e procedimento tributario debba avvenire solo all’esito della verifica del corretto assolvimento degli obblighi antiriciclaggio: in altri termini, dovrebbe ritenersi ammissibile l’eventuale utilizzo dei dati di rilievo fiscale solo dopo il definitivo completamento delle procedure di riscontro del pieno rispetto della normativa antiriciclaggio, con ciò ipotizzando l’impiego successivo in campo tributario dei dati acquisiti in quei procedimenti solo nel caso di accertamento di irregolarità/violazioni.

Riteniamo in conclusione di segnalare che il citato, più efficace strumento messo a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria per sostenere le proprie pretese tributarie non deve per contro costituire elemento di debolezza delle norme poste a presidio di altre finalità. E’ di tutta evidenza che l’interrelazione tra i due sistemi – quello antiriciclaggio e quello fiscale – rispetta la chiara volontà del legislatore europeo e nazionale, ma è pure indubbio che deve essere posta la massima attenzione perché venga garantita la piena tutela dei presidi essenziali dello specifico comparto. Basti pensare, ad esempio, alle disposizioni costituenti uno dei capisaldi del dispositivo di contrasto del fenomeno, che prevedono una tutela assoluta della riservatezza del soggetto che effettua una “segnalazione di operazione sospetta”.

Quali sarebbero le conseguenze giuridiche e pratiche se in qualche atto di natura fiscale venissero inclusi riferimenti che, in via anche indiretta, possano consentire di risalire al soggetto che ha effettuato una segnalazione?

La complessiva e piena attuazione del provvedimento delegato in esame richiede, con riguardo ai differenti profili di interesse, l’emanazione di disposizioni di rango subordinato ovvero la stipula di appositi accordi tra le Amministrazioni e gli attori istituzionali destinatari di specifiche responsabilità in materia.

Potrebbe essere quella la sede per disciplinare gli aspetti suscettibili di potenziali criticità.

 

 

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