EUROPA NEWS

News dall’Europa

Pil, inflazione e disoccupazione. Mentre resta immutata la stima di lungo periodo, secondo i tecnici della Banca centrale europea il Pil dell’Eurozona

salirà dell’1,1% nel 2020, dell’1,2% nel 2021 e dell’1,4% nel 2022. Riguardo l’inflazione, in proiezione ci sarà un aumento dei prezzi dell’1,2% nel 2020, dell’1,4% nel 2021 e dell’1,5% nel 2022. In miglioramentol’indice Pmi manifatturiero, che si è attestato a 47,8 gennaio, + 1,5 rispetto a dicembre; un lieve peggioramento, invece, si registra per l’indice relativo al settore dei servizi, 52,2 e –0,6 rispetto a dicembre. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione nella zona euro, a dicembre è al 7,4% rispetto al 7,5% stimato.

Pagamenti in ritardo della PA, la Corte Ue condanna l’Italia. Con una sentenza depositata il 28 gennaio 2020 – causa C-122/18 promossa dalla Commissione europea contro la Repubblica italiana – la Grande Sezione della Corte di Giustizia UE ha sancito il mancato rispetto, da parte della nostra Pubblica amministrazione, dei termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni. La Commissione aveva infatti chiesto alla Corte di dichiarare l’inadempimento degli obblighi fissati dalla direttiva 2011/7/UE, riguardante la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e, in particolare, a quelli indicati all’articolo 4 della direttiva, relativo alle transazioni fra imprese e pubbliche amministrazioni, che stabilisce che i Paesi membri devono assicurare che, quando il debitore è una pubblica amministrazione, il periodo di pagamento non deve superare i 30 giorni, che può arrivare fino a un massimo di 60 giorni nei seguenti casi: 1) per le amministrazioni che svolgono attività economiche di natura industriale o commerciale offrendo merci o servizi sul mercato e che sono soggette, come imprese pubbliche, ai requisiti di trasparenza; 2) per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria che sono stati opportunamente riconosciuti a tal fine.

I giudici europei hanno rilevato che l’Italia, non avendo assicurato – in passato e tuttora – il rispetto, da parte delle pubbliche amministrazioni, dei due termini sopra indicati per il pagamento dei propri debiti commerciali con le imprese private, è venuta meno agli obblighi comunitari previsti dalla direttiva citata.

La Svizzera non è più un paradiso fiscale. I ministri dell’economia e delle finanze riuniti a Lussemburgo hanno preso atto dei progressi compiuti dalla Svizzera, che quindi per l’Unione europea non è più da considerare un paradiso fiscale o un paese da controllare per quanto riguarda il fisco, dopo che si è accertato che adempie e attua gli standard internazionali in materia fiscale. La Confederazione elvetica esce dalla cosiddetta “lista grigia”, abbandonata anche da Serbia, Costa Rica, Mauritius e Albania. La Svizzera dal 2017 era stata inserita nella lista grigia, in compagnia dei Paesi terzi che si erano impegnati a rispettare gli standard fiscali internazionali senza però averli ancora recepiti del tutto nella normativa nazionale. La svolta è stata originata dal voto del maggio 2019, che ha sancito l’accoglimento della legge federale di riforma fiscale, che ha abrogato, a partire dal 1° gennaio 2020, i regimi fiscali non più compatibili con gli standard internazionali. Airbnb, la Corte di giustizia su servizi e qualificazione. Il procedimento originario verteva sulla gestione di fondi per attività di mediazione e gestione di immobili ed esercizi commerciali da parte di un soggetto privo della necessaria licenza. Seguiva una denuncia dell’Associazione francese per l’alloggio e il turismo professionali, che si costituiva parte civile contro Airbnb Ireland: secondo l’Associazione quest’ultima non solo metteva in contatto due parti tramite la piattaforma ma fungeva anche da agente immobiliare senza possedere la relativa licenza, in violazione della legge francese. La Corte di giustizia Ue si è pronunciata su due eccezioni proposte dal Tribunale di Parigi: 1) le prestazioni fornite in Francia dalla Airbnb Ireland attraverso una piattaforma elettronica gestita dall’Irlanda fruisce o no della libertà di prestazione di servizi prevista dall’art. 3 della direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico? 2) le norme restrittive per l’esercizio della professione di agente immobiliare in Francia sono opponibili alla stessa società? Al riguardo, con la sentenza del 19 dicembre 2019 la Grande sezione della Corte di giustizia ha dichiarato che: a) un servizio di mediazione come quello di Airbnb, che viene retribuito per mettere in contatto potenziali locatari con locatori, anche non professionisti, che offrono alloggi di breve durata e anche diverse  prestazioni accessorie a tale servizio di mediazione, deve essere qualificato come “servizio della società dell’informazione”, disciplinato dalla direttiva sopra citata; b) un privato può opporsi all’applicazione di certe misure di uno Stato membro, nell’ambito di un processo penale con costituzione di parte civile, quando queste misure non sono state notificate seguendo la direttiva 2000/31. Secondo i giudici europei la Francia era obbligata alla notifica, in caso di omissione della quale non può esigere il possesso, da parte di Airbnb, di una licenza professionale di agente immobiliare.

Desidero ricevere in abbonamento gratuito il vostro periodico FiscotoDay