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L’Ecofin aggiorna la lista dei paradisi fiscali

Sono diversi i comparti dei quali ha la responsabilità il Consiglio Economia e Finanza (Ecofin), composto dai Ministri dell’economia e delle finanze di tutti i 27 Stati membri: politica economica, questioni relative alla fiscalità, mercati finanziari

e movimenti di capitali, relazioni economiche con i Paesi extra Ue. Generalmente l’Ecofin si riunisce una volta al mese e partecipano anche i relativi Commissari europei: inoltre, specifiche sessioni del Consiglio vengono organizzate per la preparazione del bilancio annuale dell’Unione.

In sostanza l’Ecofin, che coordina anche le posizioni Ue ai meeting internazionali come quelli del Fondo monetario internazionale, del G20 e della Banca mondiale, è responsabile della politica unionale in tre settori principali: politica economica, questioni relative alla fiscalità e regolamentazione dei servizi finanziari.

E’ stabilito che il Consiglio debba occuparsi dell’elenco degli Stati non cooperativi fiscalmente con cadenza annuale ma dal 2020, ai fini di una verifica più affidabile, si è deciso che l’elenco verrà riveduto non più di due volte l’anno.

Rispetto all’inserimento nella lista europea, le valutazioni vengono effettuate considerando tre criteri fondamentali: l’equità fiscale, la trasparenza fiscale e l’attività economica reale.  

Nel corso della riunione del mese di febbraio è stata aggiornata la black list dei Paesi che, non rispettando e violando nettamente le norme internazionali stabilite dall’Ocse, sono considerati non cooperativi a fini fiscali nella eterna lotta contro l’evasione, costituendo di fatto le destinazioni preferite di società offshore o extraterritoriali che ne ricavano lauti quanto illegali profitti.

La lista è stata realizzata nel dicembre 2017 e si fonda sulla elaborazione di criteri conformi alle normative fiscali internazionali.

I Paesi che fanno parte della black list, al di là delle ricadute negative della loro nomea e del credito a livello internazionale, genera anche dei contraccolpi tangibili poiché, tra l’altro, si trovano in prima linea nei controlli e monitoraggi in materia di antiriciclaggio e, inoltre, attraverso soggetti che vi sono residenti non possono passare i finanziamenti erogati dal Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis), dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile (Efsd), e dal Mandato per i Prestiti Esterni (Elm).

New entry e grey list

L’aggiornamento ha condotto all’inserimento nell’elenco, per non aver rispettato le scadenze concordate per l’adeguamento ai principi di trasparenza fiscale richiesti, dei seguenti quattro Paesi extra-Ue: le isole Seychelles, Panama, Palau e le isole Cayman, che vanno a implementare la lista già esistente nella quale sono inseriti le altre otto giurisdizioni fiscali, che sono Trinidad & Tobago, le isole Vergini, le Samoa americane, le isole Fiji, Vanuatu, Guam, Samoa e Oman.

Per quanto riguarda Panama, in particolare, c’è da dire che si trovava già nella lista nera dal 2017, ma alla luce dell’impegno alla trasparenza assicurato dal locale governo, ne era stato escluso; vista, però, l’assenza di risultati, è scattato il reinserimento – anche a seguito della decisione adottata dall’Ocse – che ha generato una formale protesta da parte dell’esecutivo del Paese del Centro America, il quale ha rivendicato i progressi realizzati nell’ultimo biennio.

Oltre alla famigerata black list ne esiste anche una che è stata definita “grigia”, che comprende quegli Stati non cooperativi che, però, sono in una situazione di controllo non essendo ancora in regola con gli standard internazionali e che hanno la possibilità di adeguarsi entro una scadenza temporale, che se non rispettata li vedrà inseriti nella black list.

Di questa lista grigia è entrata a far parte la Turchia, che si aggiunge ai Paesi che sono in corso di adattamento, alla quale è stato imposta come data per allinearsi alle regole internazionali la fine del 2020; sempre nella stessa riunione sono invece stati eliminati dalla lista sedici Stati che, in base al Codice di condotta dell’Unione europea, hanno provveduto a conformare entro i termini i propri sistemi fiscali ai criteri di trasparenza richiesti e quindi sono in linea con tutte le regole di buona governance fiscale.

Il Commissario europeo responsabile per l’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che la lista delle giurisdizioni fiscali non cooperative contribuisce a migliorare concretamente la trasparenza fiscale globale: “Ad oggi abbiamo esaminato i sistemi fiscali di 95 paesi e la maggior parte di essi è ora conforme alle nostre norme di buona governance. Questo processo si è tradotto nell’eliminazione di oltre 120 regimi fiscali dannosi in tutto il mondo e decine di paesi hanno iniziato ad applicare le norme in materia di trasparenza fiscale. I nostri cittadini si aspettano che le persone e le imprese più ricche paghino la loro giusta quota di tasse e tutte le giurisdizioni che consentono loro di evitarlo devono affrontare le conseguenze.”

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