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Fisco e Gdf, i controlli anche sui profili social

 “L’evasione fiscale, come da più parti sottolineato, è un grave problema per il Paese, toglie risorse importanti, altera la libera concorrenza e distorce le scelte economiche, creando inefficienze nel mercato e situazioni di non equità”. 

E’ quanto si legge nella premessa della circolare delle Entrate n. 16/E del 2016 (“Anno 2016 – Prevenzione e contrasto all’evasione – Indirizzi operativi.”).

Il mirino puntato sui social network

Non si tratta certo di una novità, considerato che l’Agenzia delle entrate ha diramato in proposito la citata circolare 16/E del 2016, e lo stesso ha fatto la Guardia di Finanza, con la circolare n. 1/2018 del 2017 (“Manuale operativo in materia di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali”).

Parliamo dei controlli basati sui social, come Istagram, Facebook, Google Street View, Twitter e altri, ulteriore e attualissima modalità di prevenzione e contrasto dell’evasione fiscale, che vanno ad aggiungere, a tutti gli strumenti già utilizzati per avviare un accertamento, anche gli esiti di eventuali possibili scostamenti fra il proprio tenore di vita e quanto indicato nei modelli fiscali, ovvero quello che è stato pubblicato su siti internet e, appunto, sulle piattaforme sociali.

Senza dimenticare che già da qualche tempo l’Agenzia delle entrate utilizza Google Earth per controllare gli immobili alla ricerca di quelli non censiti.

Una dichiarazione o una foto pubblicata su Facebook, ad esempio, potrebbe involontariamente segnalare all’occhio vigile del Fisco uno di questi scostamenti, se a fronte di un reddito dichiarato di importo medio-basso si postano immagini di vacanze favolose, residenze e auto di lusso e altri elementi che indicano un tenore di vita che poco si attaglia ai proventi dichiarati. 

La circolare delle Entrate

Quindi, i dati che possono essere considerati e utilizzati, oltre a quelli inseriti nelle banche dati già attive, sono anche quelli ricavati da altre fonti come la rete, gli articoli di giornale e, per l’appunto, i profili social. Questo, in sostanza, afferma l’Agenzia nella circolare 16/E quando si riferisce alle cosiddette “fonti aperte”, nel punto in cui si legge che “Dal punto di vista operativo, alle notizie ritraibili dalle banche dati si aggiungono quelle che pervengono da altre fonti, ivi incluse fonti aperte, per cui lo scenario informativo è ampio e variegato”.

Le informazioni ricavabili da banche dati e fonti aperte sono considerate – e lo sono – preziose ai fini di una ricostruzione e valutazione complessiva della capacità contributiva di un soggetto; ioltre, l’analisi della manifestazione di capacità di spesa permette di acquisire un quadro reale del contesto socio-familiare e della concreta disponibilità economica del contribuente

L’aspetto che merita di essere sottolineato è che gli ulteriori controlli sui profili social vengono effettuati soltanto come elementi a sostegno di prove acquisite nell’ambito di indagini già intraprese nei confronti di un soggetto, oppure a supporto di eventuali contestazioni riguardanti la non coerenza dei dati dichiarati.

E, badate, non è poco se si pensa a quanto avviene in Francia, ad esempio, dove la Legge di bilancio 2020 concede al Fisco transalpino la possibilità di scandagliare in automatico e regolarmente i social media alla ricerca degli evasori, autorizzando i funzionari fiscali a “osservare” foto, post e profili per acquisire prove di redditi non dichiarati.

La circolare della Gdf

Nella premessa della citata circolare 1/2018 si legge, tra l’altro, che “L’evasione impedisce altresì il normale funzionamento del mercato e altera la progressività del sistema tributario in quanto l’impresa che evade le imposte riesce a offrire i propri beni o servizi a un prezzo più basso rispetto a quello praticato dagli operatori onesti, acquisendo indebitamente quote di mercato”.

In particolare, il Manuale discende dalle esperienze e le professionalità acquisite dal Corpo nelle investigazioni contro false fatturazioni, società di comodo,  fenomeni di illecito trasferimento e occultamento di patrimoni all’estero, riciclaggio dei proventi dell’evasione, ma anche nel quotidiano controllo del territorio a contrasto del sommerso e della diffusione di altre attività illecite.

E’ in questo panorama che si inserisce la cpacità e la competenza della nostra Forza di polizia economico finanziaria nell’utilizzo sia degli strumenti investigativi del codice di procedura penale, come delle più avanzate tecniche di analisi di rischio attraverso le banche dati. I risultati di questa attività sono stati anche sottoposti alle valutazioni dell’Agenzia dell’Entrate, “che ha fornito preziosissime indicazioni prontamente trasfuse nel documento, a conferma della indispensabile unitarietà d’azione dell’Amministrazione finanziaria nel suo insieme”.

In tale contesto Agenzia e Guardia di Finanza avranno l’opportunità di agire più spesso insieme, ciascuna con la propria autonomia ma con poteri più ampi.

Nel documento la Gdf parla inoltre esplicitamente anche della possibilità di rintracciare elementi utili che non risultano dalle banche dati, con “particolare attenzione alla consultazione delle fonti aperte (articoli stampa, siti internet, social network) al fine di acquisire ogni utile elemento di conoscenza sul contribuente da sottoporre a controllo e sull’attività da questi esercitata”.

Di questo e di altro continueremo a parlarvi ancora, e lo faremo, ma con ben altro spirito, quando sarà finalmente passato il grave momento che sta vivendo il nostro meraviglioso Paese. L’auspicio è che, dopo essere stati piegati come canne di bambù dall’impeto di una terribile tempesta, tutti noi saremo di nuovo in grado di risollevarci per stringerci in un abbraccio non più soltanto ideale, a dimostrazione di quanto l’unione faccia la forza!

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