EUROPA

Eurostat e il differente costo della vita nei Paesi Ue

Eurostat è l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, una Direzione generale della Commissione, che raccoglie ed elabora dati di ogni tipo dagli Stati membri.

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I conti nazionali vengono utilizzati per elaborare numerosi indicatori economici: il prodotto interno lordo (Pil) è il parametro utilizzato più di frequente per stimare le dimensioni globali di un’economia, mentre ad esempio il Pil pro capite, che tiene conto delle differenze tra i livelli dei prezzi, è impiegato per confrontare i vari tenori di vita o per monitorare il processo di convergenza nell’Unione europea. Ci sono poi degli indicatori connessi, come quelli per la produzione economica, le importazioni e le esportazioni, i consumi interni privati e pubblici o gli investimenti, la distribuzione del reddito e del risparmio, che forniscono indicazioni sulle forze trainanti di un’economia e sono quindi utilizzati come base per l’elaborazione, il monitoraggio e la valutazione di specifiche politiche della Ue.

Le “montagne russe”

Nei Paesi che compongono l’Unione europea sono molte le cose diverse: la visione economica, le politiche di accoglienza dei migranti, le modalità di tassazione e altre ancora, alle quali si aggiunge – ma non poteva essere diversamente – il costo della vita, che risulta variare sensibilmente all’interno di Eurolandia.

Da uno studio di Eurostat riferito ai prezzi del 2014 – che prende in considerazione gli indici di livello di prezzo, che forniscono una comparazione rispetto alla media considerando anche il potere d’acquisto fornito dal cambio reale – risulta infatti, tra l’altro, che se assumiamo 100 come media europea l’Italia, dove risultano costosi cibo e bevande ma economici alcolici e tabacco (!), si posiziona appena al di sopra, a quota 102, come la Germania.

Sono state rilevate differenze tale per cui da uno Stato all’altro dell’Unione si possono trovare prezzi tre volte più alti: il Paese più dispendioso in assoluto è la Danimarca, che supera del 38% la media continentale, mentre il più economico risulta essere la Macedonia, che si trova invece al di sotto del 47% della media.

L’istituto statistico ci informa che nel 2014 il livello dei prezzi al consumo di beni e servizi nei paesi balcanici è stato circa la metà della media dell’Unione europea. I prezzi più bassi sono stati registrati in Macedonia, addirittura il 47% della media Ue, poi c’è la Bulgaria (48%), l’Albania (50%), la Bosnia-Erzegovina e la Serbia (53%), la Romania (54%) e il Montenegro (57%). Livelli più elevati sono stati registrati in Turchia (61%), Croazia (67%), Slovenia (83%) e Grecia (86%).

Vediamo un po’ in dettaglio.

In Bulgaria costano poco le sigarette, ma sono convenienti anche gli alcolici e una cena fuori. In Polonia, invece, sono accessibili i prezzi del cibo e degli elettrodomestici. Per vestirsi è consigliabile evitare la Svezia, mentre in Ungheria gli abiti costano il 70% della media europea. E’ proibitivo il costo di tutto ciò che è tecnologico agli opposti (geografici), Malta e Islanda.

In definitiva l’Eurostat ci comunica che nel 2014, in relazione alle differenze nel costo della vita, siamo ancora “sulle montagne russe” e di certo nel 2015 la situazione non risulterà molto diversa…

L’Italia si piazza all’undicesimo posto, con prezzi di poco al di sopra della media, a pari merito con la Germania, mentre la Francia arriva a 108 e la Spagna è la migliore del quartetto, visto che si ferma a 93.

europaNel nostro Paese è costoso mangiare e bere (indice a 112), passare una notte in albergo e mangiare al ristorante (109), con l’abbigliamento a quota 104, mentre si risparmia con i mezzi di trasporto (99), l’elettronica (98), tabacco e alcol (95).

Qualche altra spigolatura.

Dalla tabella Eurostat si viene a sapere che la Svizzera segue a ruota la Norvegia per mangiare e bere bevande, ma non alcoliche (154), perché vicino al Polo l’indice per l’alcol schizza addirittura a 169. Segue uno spot per il turismo in Macedonia, dove è convenientissimo spendere in alberghi e ristoranti (40) e lo stesso vale per Albania (42). La Grecia – che alla data di pubblicazione dei dati era ancora in bilico tra restare in Europa o uscirne – ha un indice totale pari a 86, con l’apice che è toccato dall’elettronica (102). Carissimi in Gran Bretagna alcolici e tabacco (169), mentre in Danimarca lo sono i trasporti. Per quanto riguarda l’abbigliamento nessuno batte l’Islanda, dove l’indice arriva a 139.

Il dato di fatto, dunque, è che ai frequenti spunti di cronaca che mettono in crisi l’identità dell’Unione europea, dobbiamo purtroppo aggiungere il quadro dei prezzi per tipologia di beni, che evidenzia il costo della vita ancora molto frastagliato.

Qualità della vita: nel nord Europa si è più felici

E per finire, segnaliamo una ricerca dell’Ufficio statistico europeo più “leggera”, che prende in esame otto criteri oggettivi e soggettivi, dal livello degli studi alla situazione familiare e finanziaria, dal lavoro allo stato di salute.

E’ stato chiesto agli Europei se si ritengono soddisfatti della qualità della loro vita: poiché i grafici, i dati e gli indicatori economici non possono essere idonei per poter rispondere a questa domanda, Eurostat ha elaborato e pubblicato un nuovo studio, che per la prima volta prende in considerazione e combina tra loro diversi indicatori oggettivi con pareri soggettivi e personali.

Il risultato che ne è scaturito è quello di un’Europa che, nonostante tutto, si rivela in grado di garantire una vita abbastanza soddisfacente ai suoi abitanti, che su una scala che va da 1 a 10 mediamente attribuiscono un 7,1 alla qualità della loro vita, con gli Europei dai 16 anni in su a dichiararsi più soddisfatti con un complessivo 7,8 alla loro vita.

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Come ha dichiarato Walter Radermacher, Direttore Generale di Eurostat, “L’obiettivo è di mettere in luce gli elementi capaci d’influenzare la qualità della vita, dal livello degli studi alla situazione familiare e finanziaria, passando per il lavoro e lo stato di salute”.

La Commissaria europea per l’Occupazione e gli Affari sociali, Marianne Tyssen, ha spiegato che “I cittadini ci tengono alla loro qualità della vita, quindi c’è un chiaro valore aggiunto nel completare i dati sul prodotto interno lordo con le statistiche che forniscono un ritratto migliore di ciò che le persone considerano importante nella loro vita di tutti i giorni. Credo che la serie completa di questi nuovi dati possa aiutarci a fornire politiche maggiormente su misura per migliorare il generale grado di soddisfazione della vita degli europei”.

Il voluminoso e minuzioso rapporto, composto da ben 268 pagine, ha preso in esame otto ambiti più uno, quello complessivo, sui quali i cittadini Ue sono stati chiamati a esprimere il proprio grado di soddisfazione: relazioni personali, alloggio, tempo di percorrenza fra la propria casa e il posto di lavoro, qualità dell’ambiente in cui si vive, lavoro, uso del tempo, situazione finanziaria.

In quasi tutti gli Stati membri e non solo – la ricerca include anche Serbia, Islanda, Norvegia e Svizzera, che non fanno parte dell’Unione – la soddisfazione per quanto riguarda le relazioni personali figura al primo posto, tanto da essere superiore al voto complessivo attribuito alla qualità della vita. Com’è facilmente prevedibile, invece, l’aspetto che ha raccolto i pareri meno favorevoli degli Europei è quello sulla situazione finanziaria, dove il voto medio è un 6, una sufficienza risicata.

E l’Italia non si discosta dalla media. Il nostro voto alla situazione economica è appena al di sotto della media europea (5,7); anche il grado generale di soddisfazione della propria vita (6,7) è di poco inferiore alla media Ue, come tutti i parametri presi in considerazione.

Ad alzare la media ci pensano i Paesi del nord Europa: Finlandesi, Danesi, Svedesi, Islandesi e Svizzeri danno un 8 alla loro qualità della vita, Olandesi e Austriaci 7,8, nel Lussemburgo si scende ma di poco, al 7,5. In Ungheria, Grecia, Cipro e Portogallo ci si attesta al 6,2: i voti più bassi sono quelli di Bulgaria (4,8) e Serbia (4,9).

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